Ti chiederei

Ti chiederei di parlarmi
con gli occhi in lacrime
e mani tremanti d’emozioni.

Perturberei i tuoi equilibri
più precari per rinforzarli
con la consapevolezza
che si può reagire.

Ti direi quanto può essere forte
un uomo che ha fiducia in sé,
nei suoi sogni e in quelli altrui.

E se ancora mi ascoltassi,
ti direi che è insindacabile
il diritto d’essere rispettati
e che è da stolti non farlo.

E ti, e mi, ricorderei delle volte
in cui siamo stati noi stolti
per dirti: è facile esserlo.

Poi, ti chiederei d’ imparare
ad apprezzare ciò che ti circonda
tra la mille brutture che conosci,
per vederti forte e felice.

Ma tu non mi parlerai
e quindi io scrivo
per parlarti senza parlare.

Col dubbio che queste parole
che, ora, tanto sento
colme d’affetto,
domani perderanno ogni senso.

Così ti e mi scrivo,
usando il potere della Poesia
che parla con voce propria

che più non è del poeta,
né del lettore affascinato
da queste parole incise
che nei versi vivono e restano…

ti e mi scrivo per capriccio,
per importi una voce,
tua compagna di solitudine.

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